Avv. Eva Patrizia Campagnoli

L'Avvocato Campagnoli con studio in Rho (MI) offre un costante aggiornamento in merito alle più importanti novità giuridiche, normative e giurisprudenziali, al fine di fornire un utile mezzo di informazione e conoscenza a disposizione di tutti.

Lo Studio Legale Campagnoli è a Vostra disposizione per pareri o consulenze giuridiche. Per informazioni contattate il n. 02 91092684 oppure inviate una mail a info@studiolegalecampagnoli.it.

MANTENIMENTO ALL’EX CONIUGE: IMPORTANTI NOVITÀ

MANTENIMENTO ALL’EX CONIUGE: IMPORTANTI NOVITÀ

Con una rivoluzionaria pronuncia (sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017), la Corte di Cassazione, ha introdotto nuove regole volte alla quantificazione dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge.

La sentenza della Corte Suprema, allontanandosi da uno storico orientamento favorevole al coniuge economicamente più debole, ha stabilito che, nel determinare l’entità dell’assegno di mantenimento dovuto a seguito di divorzio, non si dovrà più far riferimento al tenore di vita che i coniugi avevano durante il matrimonio.

In conseguenza dell’innovativa pronuncia, pertanto, la finalità dell’assegno non dovrà più essere quella di garantire al coniuge più debole il medesimo tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio, d’ora in poi si avrà riguardo al criterio della non autosufficienza economica del coniuge richiedente l’assegno. In altri termini, secondo la sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017, avrà diritto al mantenimento unicamente l’ex coniuge che versi in situazione di non autosufficienza economica, a causa di inadeguatezza dei propri redditi ovvero di impossibilità oggettiva di procurarsi redditi.

Va peraltro precisato che la recente sentenza concerne unicamente i casi di divorzio, ossia di estinzione del vincolo coniugale.

Nei casi di separazione personale dei coniugi, invece, non verrebbe meno il dovere di assistenza e solidarietà materiale fra i coniugi. Conseguentemente, permarrebbe la determinazione dell’assegno di mantenimento sulla base del tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di matrimonio (v. recente sentenza nella causa di separazione Berlusconi-Lario - Cassazione n. 12196– 16.05.2017).

CONVIVENZE DI FATTO: QUALI DIRITTI ?

CONVIVENZE DI FATTO: QUALI DIRITTI ?

La Legge n. 76/2016 (c.d. Legge Cirinnà) ha regolamentato le convivenze di fatto, intervenendo sul tema al fine di stabilire chiaramente, a livello normativo, quali sono i diritti di coloro che sono uniti stabilmente da legami affettivi, pur non essendo ufficialmente legati da vincoli coniugali.

Quali sono, dunque, i diritti e doveri delle coppie di conviventi alla luce della recente normativa?

Lo status di convivente assume rilevanza con riferimento ad alcuni peculiari eventi:

-   Diritto agli alimenti: qualora la convivenza venga meno, a seguito di separazione della coppia di fatto, il  giudice, su richiesta di uno degli ex conviventi che si trovi in stato di bisogno, può stabilire a carico dell’altro ex partner, l’obbligo di corrispondere gli alimenti. Tale obbligo, previsto per un tempo determinato, viene stabilito in misura proporzionale alla durata della convivenza. Va, peraltro, chiarito che gli alimenti corrispondono a quanto necessario ai fini della sopravvivenza e risultano, quindi, inferiori al c.d. “mantenimento”, previsto in caso di separazione delle coppie sposate.

-   Il convivente può essere nominato tutore o amministratore di sostegno, nel caso in cui il proprio partner venga dichiarato inabilitato o interdetto.

-  Diritto di visita, assistenza ed accesso alle informazioni personali: Il convivente può visitare il partner in ospedale, prestando assistenza in caso di malattia e acquisendo poteri decisori riguardo ai trattamenti terapeutici.

-   Il convivente può subentrare nel contratto di locazione ed ha il diritto di continuare a vivere nell’immobile in caso di morte del partner intestatario del contratto. Nel caso di convivente deceduto proprietario della casa, l’altro partner può continuare a vivere nell’abitazione per un periodo proporzionale alla durata della convivenza.

-  Il diritto al risarcimento del danno viene riconosciuto al  convivente in caso di morte del partner per infortunio sul lavoro o altro fatto illecito, in modo analogo a quanto previsto per i coniugi.

Va sottolineato che i diritti e gli obblighi sopra indicati sono previsti a favore di tutti i conviventi, anche in caso di convivenze di fatto non registrate all’anagrafe del Comune di residenza. In effetti, la registrazione anagrafica non è necessaria per il riconoscimento dei diritti dei conviventi, avendo solo lo scopo di facilitare la prova della convivenza.

L'IVA SU BOLLETTE E' ILLEGITTIMA: CONSUMATORE VINCE CONTRO L'ENEL

L'IVA SU BOLLETTE E' ILLEGITTIMA: CONSUMATORE VINCE CONTRO L'ENEL

Se leggiamo attentamente le nostre bollette di gas o elettricità, potremmo accorgerci che, molto spesso, l’IVA viene calcolata anche su addizionali ed accise.

Ciò non è certamente sfuggito ad un consumatore veneziano che ha proposto ricorso contro l’Enel, con l’obiettivo di richiedere la restituzione della tanto contestata tassa sulla tassa”, ossia della quota di Iva che, sulle utenze di gas e luce, viene calcolata anche sulle accise.

E la tenacia del consumatore alla fine è stata premiata: un giudice di Pace di Venezia – con pronuncia diventata definitiva - gli ha dato ragione, stabilendo l’illegittimità della doppia imposizione fiscale, e condannando l’Enel alla restituzione di quanto ingiustamente versato.

Nel provvedimento, il Giudice richiama il principio stabilito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite nella sentenza 3671/97, secondo il quale, salvo espressa deroga, un’imposta non costituisce mai base imponibile per un’altra.

L’intera vicenda trae origine dall’iniziativa promossa dai consumatori al fine di ottenere il rimborso dell’Iva indebitamente pagata dai cittadini sulla Tassa dei rifiuti, che ha portato, con la nuova Tari, a non prevedere più il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto.

Come recuperare i punti persi: un utile aiuto dal web

Come recuperare i punti persi: un utile aiuto dal web

Sono ormai passati tredici anni dall'entrata in vigore dell'art. 126 bis del Codice della Strada, che ha introdotto il meccanismo della patente a punti. 

Come sappiamo, al momento del rilascio della patente viene assegnato un punteggio di 20 punti che, da un lato, può essere ridotto in conseguenza delle infrazioni commesse, dall'altro può incrementarsi grazie a corsi di recupero e bonus di buona condotta.

Al fine di verificare le nostre penalità e scoprire quanti punti ci sono stati decurtati a seguito delle infrazioni commesse, oltre che telefonare al numero appositamente istituito ( 848 782 782 da rete fissa), ci si può registrare registrare sul sito www.ilportaledellautomobilista.it. 

E' inoltre possibile scaricare l'app "iPatente".

Se il saldo punti è pari a zero, si dovrà nuovamente sostenere l'esame di guida, poiché la perdita di tutti i punti causa la revoca automatica della patente. Per evitare di dover correre ai ripari quando è troppo tardi, ci si può iscrivere ai corsi a tal fine organizzati da soggetti abilitati (ad es. scuole guida).

Qualora si abbia urgenza di recuperare i punti persi, è bene sapere che per iscriversi a tali corsi non è più necessario attendere il recapito della comunicazione di decurtazione dei punti da parte del DDT, poiché, accedendo al Portale dell'Automobilista, si potrà stampare direttamente il saldo punti patente residui e presentarlo al responsabile del corso di recupero.

Si ricorda che, grazie a questi corsi, il titolare della patente può recuperare 6 punti. Chi è, invece, in possesso di una patente professionale può recuperare 9 punti in una volta sola.